La notte degli dei

La mia serata calcistica è cominciata più o meno alle 18.00
Sentivo il mondo fuori piano piano acquietarsi, sacche di silenzio si gonfiavano e poi scoppiavano in una clacsonata, in uno sbottare di tromba da stadio, nell’urlo di un bambino.
Nell’aria una tensione, un nervosismo, che piano piano cresceva, percettibilmente.
Ho cominciato a passeggiare su e giù per la casa, giusto in tempo per sorprendermi nello stesso agitato percorso di mia madre, e per sorridere del mio somigliarle mio malgrado.
Mio padre che cercava di interpretare la cabala ripercorrendo l’albo d’oro.
Forse preparandomi ad uscire posso provare rasserenarmi,  allora comincio a truccarmi per poi scoprirmi scaramantica nell’uso degli accessori: il geco al collo che mi porta bene, gli anelli che comprai con il mio primo stipendio, perchè sono fortunati.
Finalmente fuori, spezzando la tensione per un attimo, per raggiungere la casa di ago.
La televisione accesa ci connette con l’altrove che stasera sarà il nostro mondo.
La tensione si spezza, i giocatori sono in campo, il rito ha inizio.
Gli occhi dicono tutto.
Gli occhi dei nostri ragazzi, di Cannavaro, che comunque sorride come a dire che non può andare male, gli occhi neri neri di Gattuso, gli occhi di Lippi.
La notte, la battaglia, la vittoria, sono già tutte lì, in quegli occhi.
120 minuti di tensione, di sudore, di fatica.
120 minuti in cui si attacca e poi si subisce, e poi si ricomincia ancora una volta, ancora d’accapo.
Poi i rigori.
Ma non si può perdere sempre ai rigori, infatti gli dei ci sono favorevoli, non sbagliamo niente, è la notte giusta, è il momento giusto.

Campioni, Campioni Del Mondo!
 

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