E viene la notte

Una di quelle notti di velluto.
Velluto nero.
Una di quelle notti che ti metti a letto e i ricordi piano si affacciano dietro le palpebre chiuse, o aperte, tanto è buio, non si capisce bene.
Allora ti ricordi della tua casa, la casa del silenzio, prima, molto prima della maledizione del rumore, che ti insegue da quel giorno, il 4 di novembre 1991 quando te ne andasti via per sempre piangendo.
E ti ricordi di tutte le facce che non vedi più da un’infinità di tempo, amici cari, che hai perduto come si perde un anello nella sabbia, senza nemmeno accorgertene, si sono sfilati dal dito e adesso vivono di vita propria, chissà dove.
Ti ricordi particolari minuscoli che non sembra nemmeno avere un senso ricordarli: di te seduta per terra nella tua vecchia camera da letto a fare scivolare la mano sul parquet.
Oppure dei rubinetti del tuo bagno o delle maniglie delle porte, di quella crepa nell’intonaco, lunga e sottile, che quando eri piccola la seguivi col dito fino a che non ci arrivavi più.
Che senso ha ricordare questi particolari minuti?
E poi ti ricordi di tutte le facce cha avevi dimenticato: del tuo primo amore, quello che per primo ti fece soffrire davvero, a 16 anni, pensa tu, come se si potesse soffrire davvero a 16 anni, per quelle cose lì poi, ti eri dimenticata perfino il nome: Marco si chiamava, Marco.
E ti ricordi di una sequenza di facce a cui non sai accoppiare neanche un nome, nomi non ce ne sono più disponibili.
Eppure rivedere quelle facce ancora tutte più o meno lì ti fa un misto di tenerezza, di stupore e di tristezza.
E che cosa ricorderai di adesso fra, che so, venti anni? Quando te ne sarai andata anche da questa casa e chi sa dove sarai e chi sa se sarai capace di ricordare qualcosa?
Se verrà ancora un’altra notte di velluto nero, come quella che è arrivata ora, quali saranno i particolari che ti farà venire il magone ricordarteli?
E quali quelli che avrai dimenticato, che a guardare il vuoto che hanno lasciato ti verranno proprio i lucciconi agli occhi?
Come quelli che ti sono venuti ora, che invece faresti meglio a dormire, che faresti meglio ad accendere una piccola luce, così il velluto nero tornerà da dove è venuto e si potrà tenerlo a bada per un altro po’.
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