Ottavia

Ottavia, la gatta dagli occhi azzurri, li aprì con studiata lentezza.
Si drizzò in piedi stiracchiandosi, incurvando la schiena prima e poi stirando le zampe anteriori.
Chi sa dov’è il mio umano, pensò, ho proprio fame e lui non si vede in giro.
Saltò giù dalla sua sedia preferita, il suo check point, il luogo da cui amava osservare il regolare svolgimento di tutte le operazioni che avvenivano nel suo salotto.
Non restava altro da fare che andarlo a cercare in giro per la casa.
In cucina niente, saltò anche sulla cesta di paglia per guardarsi meglio in giro, sul tavolo no, era una gatta educata lei.
In bagno nulla, una passeggiatina sul bordo della vasca da bagno glielo confermò.
Accidenti starà mica ancora dormendo? E io ho fame! E poi mi sono annoiata di stare sola! Un po’ di riguardo anche per me!
Sì, sta dormendo, ma ha chiuso la porta della camera per non essere disturbato, guarda che mascalzone.
Così, infastidita dall’irriguardoso comportamento decise di attuare qualcuna delle sue già collaudate strategie feline. Per prima cosa si sedette proprio fuori dalla porta della camera da letto chiusa e con l’aria più infelice che aveva nel suo repertorio cominciò a miagolare, un suono lieve e straziante usciva dalla sua gola di peluche.
Con questa tecnica, pensava, non mi resiste mai a lungo.
Ma l’umano questa volta tardava ad uscire, sonno profondo, o tappi nelle orecchie?
Ottavia con la bianca zampetta tentò di spingere un po’ la porta, tanto per essere sicura che non si apriva.
Allora non restava che una estrema azione di sbarco (improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo come disse Clint Eastwood in Gunny; anche i gatti le sanno queste cose!).
Uscita dal balcone del salotto andò a controllare che l’umano avesse lasciato, secondo le sue abitudini la serranda della sua finestra un po’ alzata, per fare entrare un po’ di fresco della notte. Sì, l’aveva lasciata alzata!
Con un piccolo balzo fu dentro la camera, lo sciagurato padrone dormiva sonoramente senza preoccuparsi di lei!
Con un altro saltino salì sul letto, si avvicinò al suo naso e gli poggiò sopra il suo nasetto felino, come a dare un bacetto di buon giorno, avrebbe preferito afferrargli i piedi ma lui li teneva sotto le lenzuola.
Ecco, l’umano aprì gli occhi.
Hai fame eh Ottavia? Ok andiamo, su andiamo a preparare la tua colazione.   
 
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