Archivi per il mese di: ottobre, 2006
IL LONFO

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bègo a bisce bisce
sdilenca un poco a gnagio s’archipatta.
E’ frusco il Lonfo! E’ pieno di lupigna,
arrafferia malversa e sofolenta…
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna,
se lulgri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zucchia e fonca nei trombazzi
fa legica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli afferferesti un gniffo. Ma lui zuto
ti alloppa e ti sbernacchia: e tu l’accazzi.

Fosco MARAINI
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Rieccomi!

Finalmente il mio computer è tornato a casa.
Ma questa è l’unica buona notizia, perchè ho perso quasi tutti i dati.
I deficienti dell’assistenza mi hanno detto che avevano salvato tutto il salvabile, che lo avrei ritrovato sul desktop, accucciato in una cartella che aspettava solo me per essere sistemata a dovere, in modo che tutto tornasse com’era.
Piena di fiducia sono tornata a casa con il mio bambino in braccio, l’ho acceso, tutto funzionava.
La cartella sul desktop era lì come doveva.
Ma dentro c’era pochissimo!
Argh!
Ma come, quei miseri file erano "il salvabile"?
Alcune cose le ho recuperate perchè avevo preso la saggia abitudine di fare copie di backup, ma, si sa, come tutte le sagge abitudini, com me aveva avuto una vita breve e tormentata.
Così ieri ho passato una giornata a rimettere in sesto tutto quello che potevo.
Ben mi sta a fidarmi di un elettrodomestico.
E dire che io, prima dell’avvento della tecnologia nella mia vita, ero un’appassionata produttrice di carta, scrivevo di tutto ovunque, e conservavo qualsiasi cosa, fino ad arrivare al punto che presto sarei stata sepolta dalla carta da me stessa generata.
Ri-ben mi sta: un foglietto di carta fa il suo dovere per anni, se hai l’accortezza di non perderlo, ed io, come tutte le brave massaie che si rispettino, non perdevo praticamente nulla.
Vabbè, anche stavolta ricostuirò, con la pazienza di una formica.
Un post più sensato lo sto scrivendo, questa era solo una piccola lamentazione.
Comunque, che sollievo essere di nuovo qui!

Non vi preoccupate

Vi eravate preoccupati della mia assenza?
Vi stavate chiedendo che fine avessi fatto?
Vi tormentavate tra le ansie e gli incubi notturni nel timore di non leggermi mai più?
Niente di tutto questo.
Vivete quindi giorni sereni.
Il mio computer è in sciopero, l’altro giorno ha deciso, in un clima di serrate trattative e rivendicazioni sindacali, di non accendersi più.
Spero di convincerlo al più presto a tornare al lavoro.
Nel frattempo… mumble mumble….abbozzo con la matita il prossimo post.

Aggiornamento

10 giorni!
Mi hanno appena detto che ci vorranno 10 giorni!
Non ce la posso fare!
Sono in astinenza da tre giorni!
ARGH!

Mi chiamo Mork, su un uovo vengo da Ork!

Ieri sera è ricominciato, su La7 "Le invasioni barbariche" uno dei programmi che vedo con più piacere alla tv.
Ma la domanda che mi pongo ogni volta che vedo la Daria che gesticola, che regge la cartelletta, che con la mano appella un ospite è: ma perchè fa Nano Nano?
Forse è un segnale, forse vuole comunicare qualcosa a qualcuno.
Forse anche lei viene da Ork e cerca di comunicare con Orson!
Daria chiede Orson, rispondi Orson!
E son cose anche queste!

C’era una volta

Una volta il re di un paese lontanissimo decise di avvicinarsi un po’.
Si fece quindi portare un carro trainato da buoi che camminavano a ritroso ed invece di partire ritornò.
Ritornato a casa e guardandosi intorno non riconobbe niente di quello che vedeva: la reggia, il trono, la stanza reale con il camino, ogni cosa era diversa benché il re fosse appena tornato proprio da dove era partito.
Il trono, che con gli anni era diventato bello comodo, avendo preso la forma perfetta del didietro di sua maestà, ora gli sembrava duro e scomodo come la prima volta che ci era salito sopra.
Il suo gatto, Mustafà, non dormiva davanti al camino come faceva ormai da tempo, bensì dava la caccia ad un topolino, proprio lui che con gli anni era diventato tanto pigro e cicciotto.
Per non parlare della regina poi, che non era nelle sue stanze a ricamare come la decenza avrebbe voluto, ma era appena tornata alla reggia dopo essere stata dal parrucchiere dove si era fatta i capelli biondi!
Davvero il povero re non capiva proprio cosa fosse successo.
Cominciava a pentirsi, senza sapere se si pentiva di essere tornato oppure di essere partito, e dire che era sempre stato un sovrano con le idee molto chiare.
Chiamò allora il suo consigliere, Famagosta,  che tra l’altro era parecchio sordo, cosicché dovette gridare a squarciagola per farsi sentire.
Quando l’omino, percorrendo la stanza a grandi passi, arrivò trafelato, il re ebbe modo di vedere che da vecchio che lo aveva lasciato lo ritrovava giovanotto, aitante, ma comunque ancora duro d’orecchie.
Il re gli chiese cosa cappero stesse succedendo, che si era assentato solo un attimo e già ritrovava cambiata ogni cosa, che doveva tirare fuori il blocco degli appunti e segnare che bisognava emanare un proclama, un editto, una legge o anche solo un consiglio affettuoso, con il quale si impedivano cambiamenti sostanziali a cose uomini e animali durante le assenze del re.
E stava, il re ancora lì a sbraitare, torcendosi le mani … che era cattiva educazione far trovare le cose tanto diverse ad un re stanco e, diciamo pure, anche abbastanza vecchio … che soprattutto la regina, con quel colore di capelli, e il gatto … per non parlare del suo trono comodo comodo … insomma niente, ma proprio niente di quello che aveva visto gli sembrava come lo aveva lasciato.
Ma sire – cominciò a dire Famagosta, cercando di interrompere quel fiume di parole – voi non siete partito, vi ricordate? Siete semplicemente ritornato. Volevate allontanarvi, invece vi siete avvicinato. Cosa ci possiamo fare noi se il vostro andare in realtà era un semplice riprendere la via di casa? Ricordate? Quel giorno in cui vi faceste portare il carro con i buoi eravate triste e annoiato, pensavate alla vostra vecchiaia ormai alle porte, vi dicevate che la vostra vita era stata diversa da quella che avreste voluto. Sire, diciamo la verità, voi non volevate scoprire cose nuove, non volevate andare verso gli altri, ma tornare verso voi stesso, eccovi qua allora, tutto è pronto per essere ricominciato, cambiato, tutto è qui per essere rivissuto oppure migliorato.
Il re fu entusiasta di quello che Famagosta gli diceva, e, pur sentendosi stanco per il viaggio cominciò a trotterellare per la reggia per scoprire tutto quello che era pronto per essere ricominciato.
Corse dalla regina e la trovò al telefono con sua madre, che parlava parlava, non la smetteva più.
Il gatto Mustafà, intento a cacciare il suo topo non gli diede retta per niente, non gli si accucciò sulle ginocchia per fargli le fusa.
A dire il vero il trono era davvero scomodo, bisognava cambiargli l’imbottitura.
Dopo aver passato tutto il giorno in giro, verso sera il re chiamò Famagosta; anche lui aveva lasciato il servizio per andare a bere una birra con gli amici.
Il re passò una notte triste ed insonne, il mattino dopo, quando Famagosta si fu ripreso dai fumi dell’alcool e tornò trottando dal re, questi gli disse: – Ho capito sai mio caro consigliere, che non si deve guardare indietro alla propria vita con rimpianto, non si può rivivere quello che è già stato vissuto una volta. Pensa ad esempio se io dovessi sopportare ancora le paturnie della regina, la sua odiosissima madre, mia suocera,  pace all’anima sua e le stravaganti pettinature che mi proponeva di continuo.
Ho deciso, provo a partire di nuovo, fammi portare il carro. Nel frattempo mentre sarò via, per sicurezza, promulga il mio consiglio alla popolazione, fai loro sapere che bisogna aspettare il futuro con trepidazione e giammai rimpiangere il passato.
Detto questo, saltò sul carro e anche questa volta, invece di partire, il re, ritornò.