C’era una volta

Una volta il re di un paese lontanissimo decise di avvicinarsi un po’.
Si fece quindi portare un carro trainato da buoi che camminavano a ritroso ed invece di partire ritornò.
Ritornato a casa e guardandosi intorno non riconobbe niente di quello che vedeva: la reggia, il trono, la stanza reale con il camino, ogni cosa era diversa benché il re fosse appena tornato proprio da dove era partito.
Il trono, che con gli anni era diventato bello comodo, avendo preso la forma perfetta del didietro di sua maestà, ora gli sembrava duro e scomodo come la prima volta che ci era salito sopra.
Il suo gatto, Mustafà, non dormiva davanti al camino come faceva ormai da tempo, bensì dava la caccia ad un topolino, proprio lui che con gli anni era diventato tanto pigro e cicciotto.
Per non parlare della regina poi, che non era nelle sue stanze a ricamare come la decenza avrebbe voluto, ma era appena tornata alla reggia dopo essere stata dal parrucchiere dove si era fatta i capelli biondi!
Davvero il povero re non capiva proprio cosa fosse successo.
Cominciava a pentirsi, senza sapere se si pentiva di essere tornato oppure di essere partito, e dire che era sempre stato un sovrano con le idee molto chiare.
Chiamò allora il suo consigliere, Famagosta,  che tra l’altro era parecchio sordo, cosicché dovette gridare a squarciagola per farsi sentire.
Quando l’omino, percorrendo la stanza a grandi passi, arrivò trafelato, il re ebbe modo di vedere che da vecchio che lo aveva lasciato lo ritrovava giovanotto, aitante, ma comunque ancora duro d’orecchie.
Il re gli chiese cosa cappero stesse succedendo, che si era assentato solo un attimo e già ritrovava cambiata ogni cosa, che doveva tirare fuori il blocco degli appunti e segnare che bisognava emanare un proclama, un editto, una legge o anche solo un consiglio affettuoso, con il quale si impedivano cambiamenti sostanziali a cose uomini e animali durante le assenze del re.
E stava, il re ancora lì a sbraitare, torcendosi le mani … che era cattiva educazione far trovare le cose tanto diverse ad un re stanco e, diciamo pure, anche abbastanza vecchio … che soprattutto la regina, con quel colore di capelli, e il gatto … per non parlare del suo trono comodo comodo … insomma niente, ma proprio niente di quello che aveva visto gli sembrava come lo aveva lasciato.
Ma sire – cominciò a dire Famagosta, cercando di interrompere quel fiume di parole – voi non siete partito, vi ricordate? Siete semplicemente ritornato. Volevate allontanarvi, invece vi siete avvicinato. Cosa ci possiamo fare noi se il vostro andare in realtà era un semplice riprendere la via di casa? Ricordate? Quel giorno in cui vi faceste portare il carro con i buoi eravate triste e annoiato, pensavate alla vostra vecchiaia ormai alle porte, vi dicevate che la vostra vita era stata diversa da quella che avreste voluto. Sire, diciamo la verità, voi non volevate scoprire cose nuove, non volevate andare verso gli altri, ma tornare verso voi stesso, eccovi qua allora, tutto è pronto per essere ricominciato, cambiato, tutto è qui per essere rivissuto oppure migliorato.
Il re fu entusiasta di quello che Famagosta gli diceva, e, pur sentendosi stanco per il viaggio cominciò a trotterellare per la reggia per scoprire tutto quello che era pronto per essere ricominciato.
Corse dalla regina e la trovò al telefono con sua madre, che parlava parlava, non la smetteva più.
Il gatto Mustafà, intento a cacciare il suo topo non gli diede retta per niente, non gli si accucciò sulle ginocchia per fargli le fusa.
A dire il vero il trono era davvero scomodo, bisognava cambiargli l’imbottitura.
Dopo aver passato tutto il giorno in giro, verso sera il re chiamò Famagosta; anche lui aveva lasciato il servizio per andare a bere una birra con gli amici.
Il re passò una notte triste ed insonne, il mattino dopo, quando Famagosta si fu ripreso dai fumi dell’alcool e tornò trottando dal re, questi gli disse: – Ho capito sai mio caro consigliere, che non si deve guardare indietro alla propria vita con rimpianto, non si può rivivere quello che è già stato vissuto una volta. Pensa ad esempio se io dovessi sopportare ancora le paturnie della regina, la sua odiosissima madre, mia suocera,  pace all’anima sua e le stravaganti pettinature che mi proponeva di continuo.
Ho deciso, provo a partire di nuovo, fammi portare il carro. Nel frattempo mentre sarò via, per sicurezza, promulga il mio consiglio alla popolazione, fai loro sapere che bisogna aspettare il futuro con trepidazione e giammai rimpiangere il passato.
Detto questo, saltò sul carro e anche questa volta, invece di partire, il re, ritornò. 
 
 
Annunci