“Proviamo con il pesciolino”

 
Lavoro in un luogo ben strano.
Stamattina mi trovavo casualmente nelle vicinanze della porta d’ingresso ed ero momentaneamente sola. Qualcuno suona il campanello ed io apro la porta.
Sulla soglia la signora Titina, creatura particolarissima, piccola ed esile, con una vocina stridula. Una vecchina sempre gentile ed ossequiosa che lavora nella casa di fronte.
Spesso Titina mi racconta quello che succede nella casa dove lavora, delle figlie che si sono fatte grandi, con me ha una certa confidenza ormai.
La signora Titina porta fra le mani un piatto, coperto da un piatto fondo, come si fa quando non si vuole lasciare raffreddare una pietanza per una persona che mangerà tardi.
Mi guarda, la signora Titina, sorride con un’aria titubante e mi porge il piatto dicendo: “Proviamo con il pesciolino”. Io, presa alla sprovvista,  non sapendo bene cosa fare, lo prendo. Lei si gira e se ne va, lasciandomi sconcertata e con questo piatto fra le mani.
Sono sempre sola e non so proprio cosa fare, tanto che me lo rigiro tra le mani come una deficiente.
Arriva in mio soccorso il signor C. che lavora lì presso di noi da anni e anni, vede il mio sbigottimento e sorride sornione.
Io gli mostro il piatto, che mi resta ancora fra le mani, e gli dico: “ Signor C. ma cos’è questo piatto? e che vuol dire: proviamo col pesciolino?”
Lui a questo punto si mette a ridere.
Vengo così a scoprire che, al piano di sotto, in alcune stanze inutilizzate della biblioteca, risiede da alcuni anni un gattone, grigio e nero, che si chiama Nerone.
Nerone ormai si è fatto anziano e da un po’ di giorni non vuole più mangiare.
La signora Titina è preoccupatissima e ogni giorno, da alcuni giorni, prova risvegliare il suo appetito cucinando manicaretti.
Niente Nerone non ne vuole sapere.
Il signor C. è addetto a portare la pappa al gatto.
Nel luogo dove lavoro, ognuno è addetto a qualcosa e guai e poi guai se per errore si chiede a qualcuno che non vi è addetto di fare ciò a cui è addetto qualcun altro.
È un luogo piuttosto complicato.
Mi ci vorranno anni per imparare tutto quello che ognuno può e non può fare.
Incuriosita, scendo insieme a lui e conosco Nerone, gatto solitario, che per il suo carattere irascibile è stato allontanato dagli altri gatti con cui viveva, al piano di sopra, e dislocato al piano di sotto, in compagnia solo del signor C. che ogni tanto scende a trovarlo, dei bibliotecari che passano ogni tanto e dei libri. Migliaia di libri tra i quali Nerone sembra trovarsi molto a suo agio.
Forse è un gatto filosofo. Ha un’aria molto pensosa infatti. È molto grasso, con il pelo grigio striato di nero, i baffi e le sopracciglia lunghi e bianchi, sembra quasi un professore in pensione, lo immagino mentre sfoglia un libro qua e là, mentre tiene una lezione su Kant ai topi.
Mi guarda diffidente, mi annusa, poi si rivolge con più interesse al piatto con il cibo.
Mi dice però il signor C. che Nerone non ama mangiare sentendosi osservato, se c’è gente finge di ignorare le pietanze, anche le più appetitose.
Lasciamo il pesciolino e aspettiamo. Speriamo mangi qualcosa.
 
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