Archivi per il mese di: gennaio, 2007

Ombre

Stamattina, venendo a lavoro, mentre scendevo le infinite scale mobili della metropolitana, avvolta nel torpore generato dal sonno che ancora mi avvolgeva e dall’innaturale calore dei cunicoli sotterranei in cui mi aggiravo, mi sono guardata intorno. Ho provato un attimo di sgomento, poi ho dato una seconda occhiata.
Lo sgomento si è trasformato in un leggero sorriso. Finalmente ho capito.
Il mio problema con la vita, in realtà è comune.
Anche la mia ombra deve essere rimasta impigliata da qualche parte!

Aggiornamento

Non ho saputo resistere. Sono andata in libreria quatta quatta e l’ho preso dal suo scaffale!
Così sembra che l’abbia rubato, ma no, niente paura, era troppo grosso per nasconderlo da qualche parte!
Come sono contenta!
Mi sento come una bambina golosa di fronte ad una immensa torta al cioccolato (spruzzata di panna, chiaramente, che sta per la neve della Russia).
Ho letto solo le prime 60 pagine, ma mi sembra bellissimo!
Vi saprò dire poi
.

Pensavo…

… e se leggessi Guerra e Pace?
Ogni tanto mi viene questo desiderio, poi, mi spaventa un po’ tutto, l’argomento, Tolstoj, il periodo storico.
Qualcuno di voi l’ha letto?

Cinque giorni

 
Per cinque giorni ho avuto una casa.
Era molto carina e nemmeno tanto piccola.
Aveva due camere belle grandi, un bagno con le piastrelle verdi e bianche, una cucina e addirittura un piccolo terrazzino.
Dalla finestre non si vedeva il panorama ma mi sembravano sufficientemente luminose.
Avrebbe ben potuto contenere tutti i miei libri e i miei cd e i miei soprammobili, e tutti quelli che avrei potuto comperare.
Sognavo di riempire le tante pareti di altrettante librerie.
Per cinque giorni l’ho arredata, ho scelto il letto e le lenzuola, mi sono chiesta quanto sarebbe costato cambiare gli infissi. Ho pensato a come risolvere il problema della mancanza dell’impianto di riscaldamento, se mi sarebbe bastata una stufa oppure se avrei dovuto prenderne due. Mi sono chiesta quanto mi sarebbe costato fare imbiancare le pareti e dove avrei potuto trovare un idraulico che rimettesse in sesto l’impianto in cucina.
Per cinque giorni ho fantasticato su quando sarei tornata a casa la sera, e mi sarei fatta una doccia calda e cucinato qualcosa.
Per cinque giorni sono stata elettrizzata, felice e allo stesso tempo preoccupata e angosciata.
I pensieri belli che avevo erano quelli sulla vita finalmente sarebbe stata più semplice.
Pensavo che sarebbe stata una meraviglia poter telefonare senza che mia madre sapesse con chi sto parlando e cosa sto dicendo, che sarebbe stata una pacchia poter decidere, una domenica mattina di alzarmi, che so, alle undici! Che sarebbe stato bellissimo preparare una cena ed invitare i miei amici, così che ironicosclero potesse addormentarsi anche sul mio divano e altrettanto bello poter tornare a casa di notte senza introdurmi in bagno come un sorcio come faccio ora, che sgattaiolo in casa togliendomi le scarpe per non fare rumore e senza accendere le luci. Per non dire del sollievo che avrei avuto quando finalmente avrei potuto portarmi un uomo a casa senza dover andare a fare sesso in automobili, studi professionali, case prestate da amici di amici, salotti di genitori in vacanza quando non addirittura alberghi a ore.
Nello stesso tempo pensavo che non me lo potevo permettere, che con il mio misero stipendio, che per di più ricevo solo per undici mesi all’anno, avrei potuto pagare solo la metà dell’affitto, che avrei avuto bisogno di trovarmi un secondo lavoro.
Ho pensato che l’aiuto offertomi dai miei genitori era un impegno troppo gravoso anche per loro, che mio padre è anziano e non voglio pesare sulle sue spalle che già sopportano troppo.
Ma non tutti possono avere tutto, questo si sa, così evidentemente neanche io posso, 

e comunque sia, nel numero delle cose che posso avere certamente non rientra una casa, né una vita normale e quindi il sogno è finito dopo cinque giorni.

Poffarbacco!

A causa del caldo anomalo di questo inverno, gli orsi non riescono ad andare in letargo, sono tutti svegli e presumo, anche un po’ nervosi.
Poveri orsi.
Dormo male ultimamente.
Forse sono un orso anch’io!

L’ispettore Clouseau

Mi sembra che fosse una mattina. Era la fine di dicembre. I giorni tra Natale e Capodanno, quelli che si contano alla rovescia, quelli che sembra che stia finendo qualcosa, quelli che si ha fretta di finirli, quelli che poi quando si ricomincia a contare dall’inizio tutto sembra diverso ma niente lo è. Non ti avevo mai visto molto in giro in quei giorni . Ero a casa tua ma tu non c’eri o dormivi, comunque stavi dietro ad una porta chiusa.
Quella mattina io stavo nella stanza in cui mi ero sistemata per dormire, in quella casa che non era mia, in quella casa che era tua ma dove tu non c’eri mai. Non c’era un letto per me, avevo sistemato i cuscini di un divano in modo da poterci dormire sopra, una specie di futon da accampamento.
Nella stanza c’erano dei libri per ragazzi, rimasti da chi sa quanto tempo a prendere polvere, maari tuoi di quando eri piccolo, magari di chissà chi. Uno di essi era un vecchio album per colorare e in una pagina c’era l’ispettore Clouseau della Pantera Rosa.
Tu entrasti sorridendo, ti sorridevano gli occhi, avevi i baffi, sorridevano anche loro.
Prendesti un grande bicchiere peno di pennarelli, di matite, di pastelli e mi dicesti: “Coloriamo”. Sotto le tue dita si formava il beige dell’impermeabile dell’ispettore, l’azzurro della lente d’ingrandimento.
Io ti guardavo, tu guardavi il disegno, parlavi. Non ricordo cosa dicevi ma ricordo il suono della tua voce. Ricordo di avere allungato un dito per toccarti.
Che cosa provavo? Non lo so. Oggi potrei dire molte cose ma non sarebbe vero niente. Perché in quel momento, che poi durò davvero poco, non ci furono parole dentro di me. Solo una sensazione, il desiderio di toccarti, la paura che te ne accorgessi, il desiderio che te ne accorgessi.
Non te ne accorgesti. L’ispettore Clouseau aveva preso vita da un foglio bianco. Le matite e i pennarelli restarono sparpagliati sulla moquette grigia.