Cinque giorni

 
Per cinque giorni ho avuto una casa.
Era molto carina e nemmeno tanto piccola.
Aveva due camere belle grandi, un bagno con le piastrelle verdi e bianche, una cucina e addirittura un piccolo terrazzino.
Dalla finestre non si vedeva il panorama ma mi sembravano sufficientemente luminose.
Avrebbe ben potuto contenere tutti i miei libri e i miei cd e i miei soprammobili, e tutti quelli che avrei potuto comperare.
Sognavo di riempire le tante pareti di altrettante librerie.
Per cinque giorni l’ho arredata, ho scelto il letto e le lenzuola, mi sono chiesta quanto sarebbe costato cambiare gli infissi. Ho pensato a come risolvere il problema della mancanza dell’impianto di riscaldamento, se mi sarebbe bastata una stufa oppure se avrei dovuto prenderne due. Mi sono chiesta quanto mi sarebbe costato fare imbiancare le pareti e dove avrei potuto trovare un idraulico che rimettesse in sesto l’impianto in cucina.
Per cinque giorni ho fantasticato su quando sarei tornata a casa la sera, e mi sarei fatta una doccia calda e cucinato qualcosa.
Per cinque giorni sono stata elettrizzata, felice e allo stesso tempo preoccupata e angosciata.
I pensieri belli che avevo erano quelli sulla vita finalmente sarebbe stata più semplice.
Pensavo che sarebbe stata una meraviglia poter telefonare senza che mia madre sapesse con chi sto parlando e cosa sto dicendo, che sarebbe stata una pacchia poter decidere, una domenica mattina di alzarmi, che so, alle undici! Che sarebbe stato bellissimo preparare una cena ed invitare i miei amici, così che ironicosclero potesse addormentarsi anche sul mio divano e altrettanto bello poter tornare a casa di notte senza introdurmi in bagno come un sorcio come faccio ora, che sgattaiolo in casa togliendomi le scarpe per non fare rumore e senza accendere le luci. Per non dire del sollievo che avrei avuto quando finalmente avrei potuto portarmi un uomo a casa senza dover andare a fare sesso in automobili, studi professionali, case prestate da amici di amici, salotti di genitori in vacanza quando non addirittura alberghi a ore.
Nello stesso tempo pensavo che non me lo potevo permettere, che con il mio misero stipendio, che per di più ricevo solo per undici mesi all’anno, avrei potuto pagare solo la metà dell’affitto, che avrei avuto bisogno di trovarmi un secondo lavoro.
Ho pensato che l’aiuto offertomi dai miei genitori era un impegno troppo gravoso anche per loro, che mio padre è anziano e non voglio pesare sulle sue spalle che già sopportano troppo.
Ma non tutti possono avere tutto, questo si sa, così evidentemente neanche io posso, 

e comunque sia, nel numero delle cose che posso avere certamente non rientra una casa, né una vita normale e quindi il sogno è finito dopo cinque giorni.

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