Il luccio, misteriosa creatura

 
Credo che la mia passione per le favole, la mia predilezione per l’ascolto, per il racconto raccontato, derivi dalla mia infanzia, quando, a pochi anni, mi regalarono un mangiadischi.
Chi ha più o meno la mia età sa di cosa sto parlando.
Il mangiadischi era un miracoloso oggetto, di plastica dura, il mio era bianco, con una maniglia che ne consentiva il trasporto, e con una fessura sul davanti in cui si introducevano i 45 giri. Era uno dei primi tentativi di rendere la musica portatile, molto, molto tempo prima dell’invenzione del walkman della Sony.
Come tutti i bambini di quell’epoca avevo i dischi con le canzoni dello zecchino d’oro, anche se a me piacevano molto di più quelle di Lucio Battisti, ma la mia passione vera erano i dischi in cui non c’era la musica, bensì si raccontavano le favole.
Poiché ero una bambina solitaria, la cosa che più mi piaceva fare era starmene appallottolata sul tappeto blu della mia camera a fare costruzioni, a giocare con i cubi ed i chiodini, con il mangiadischi acceso che mi raccontava le favole. Avevo la mia bella pila di 45 giri, li mettevo uno dopo l’altro, e ascoltavo beata.
Avevo le mie favole preferite.
In generale non amavo molto quelle con le principesse, detestavo Pinocchio, e ancora oggi lo detesto. Le mie favole preferite erano: I vestiti dell’Imperatore, I musicanti di Brema, Robin Hood e Il soldatino di piombo.
Le ascoltavo e riascoltavo. Poi a volte non capivo qualche cosa, allora, col mangiadischi in mano, andavo in giro per la casa a cercare mi madre per avere spiegazioni. Capitava a volte che la mia mamma fosse indaffarata e non avesse tanto tempo e voglia di darmi retta. Io arrivavo e le dicevo: mamma che vuol dire questo? e quest’altro? E che cos’è questa cosa?
Un giorno, mi ricordo, ascoltavo la favola del soldatino di piombo che aveva una gamba sola e che si innamora di una ballerina credendo che anche lei avesse una gamba sola come lui. Succede in questa favola che, ad un certo punto, il soldatino appoggiato su una finestra, spinto da una folata di vento cade e viene ingoiato da un luccio.
Ohibò, mi dico, ma che cos’è un luccio?
Mi avvio da mia madre, arrivo in cucina, mi metto vicino a lei, col mangiadischi in mano, e le chiedo: mamma che cos’è un luccio?
Un pesce, risponde lei mentre continua a cucinare.
Un pesce, ripeto io e me ne torno nella mia stanza.
Un pesce come? Ero tornata indietro, in cucina. Ero una bambina che non si accontentava facilmente.
Un pesce d’acqua dolce, mi risponde lei.
Un pesce d’acqua dolce, ripeto io e mi avvio di nuovo in camera.
Ma il mare è salato! Penso. Io avevo pensato che il soldatino fosse caduto in mare, vuoi vedere che invece era finito nel lavandino? E poi giù nello scarico? Ma poi ci sono i pesci nelle tubature dei lavandini?
Con tutte queste domande pronte per essere sparate a raffica ero tornata in cucina. Era arrivato il momento in cui mia madre si era pentita di avermi messo al mondo e meditava di lanciarmi dalla finestra del quarto piano, un po’ come il povero soldatino di piombo, alla cui trista fine nella bocca del luccio, non volevo rassegnarmi.
Ah ecco! L’acqua dolce sta nei laghi, e nei laghi ci sono i lucci.
Sono passati da allora molti anni, di laghi ne ho visti alcuni, di lucci nessuno.
Quando ripenso alla mia svista infantile, e alla caduta del soldatino, mi dico che dei laghi e dei lucci non c’è poi molto da fidarsi dopo tutto, attenti quindi se vi capita di fare il bagno in un lago, ci fosse mai un enorme luccio in agguato.
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