C’è qualcosa nel modo in cui guarda, che mi confonde.
C’è qualcosa che luccica, in fondo.
Anzi neanche troppo in fondo a ben guardare.
Quello che non so e non capisco è se questo bagliore sia riservato a me, oppure se sia per tutti, per chiunque, indistintamente luccichio.
Lo vedo arrivare sorridendo un po’ di sghimbescio.
Lo vedo guardarmi e sorridere di più.
Forse non mi importa veramente di sapere, di capire.
E più probabilmente non c’è niente da capire.
Mi piace solo immaginare, magari solo un po’, desiderare, magari un altro pochino.
Da un po’ di tempo mi confondo facilmente, mi assalgono i dubbi, le remore, molto più di quanto mi sia mai successo.
Sono io la prima a non afferrare la differenza tra quello che potrei volere e quello che realmente può essere.
Ho dei desideri indecisi.
Forse perché non sono veri desideri, sono voglie vaghe e destrutturate.
Frasi a metà, lasciate cadere.
Mani che stringono senza convinzione, mani che lasciano cadere.
Non bisognerebbe mai, per scarsità di risorse, guardarsi intorno con troppa insistenza cercando di vedere quello che non c’è.
Eppure si fa per non morire, di noia, di solitudine, di troppa immaginazione.
 
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