La prova d’amore, ovvero un amichevole ricatto

Parte II: Ikea ovvero prove di delirio suburbano

 
Ho due amici che si sono sposati da circa un anno e che pochi giorni fa hanno messo al mondo un figliolino.
Voglio loro molto bene, perché li conosco da molti anni, e per tantissimo abbiamo formato un affiatato gruppo come quelli che si hanno da adolescenti: stavamo sempre insieme a cazzeggiare. Posso in fede affermare che sono stati gli anni della mia vita che ricordo con più tenerezza.
Il gruppo si è sfaldato dopo che una prima coppia ha procreato.
Adesso tocca a loro.
Immagino che presto ci sentiremo solo per le feste comandate.
Per il momento però, sempre per il principio della prova d’amore, una sera mi invitano a cena.
Io non me lo faccio ripetere due volte e corro a vedere come stanno e come va con il piccolissimo appena nato.
Passiamo una piacevole serata.
Ad un certo punto lui mi fa, a tradimento: “ Hai da fare domani mattina?” (sabato n.d.a) “sai io devo andare all’Ikea ma da solo non ce la posso proprio fare, devo comprare il fasciatoio per il piccolo, ti prego senza di te sono perduto perché non posso caricare e scaricare i pacchi e nessuno può aiutarmi se no non te lo chiederei”.
Io mi faccio prendere alla sprovvista, non ho una scusa pronta, mi dispiace lasciarli nei guai, alla fine accetto, così il giorno seguente, dopo una settimana di lavoro, mi sveglio alle otto con la vana speranza che se arriviamo presto ne usciamo anche presto.
Vana speranza.
Chiunque sia andato da Ikea sa che alla porta dovrebbero scrivere “perdete ogni speranza o voi che entrate”.
A nulla vale la mia idea di evitare il giro obbligato cominciandolo dalla fine dove si trova appunto il reparto bambini.
Senza capire come sia potuto accadere, dopo avere trovato il fasciatoio prescelto dalla signora rimasta comodamente a casa, via internet, è stato un attimo ed una sola frase di lui: “aspetta, voglio vedere delle librerie” e ci siamo infilati nel malefico gorgo, e siamo stati inghiottiti dalla gente che faceva il giro e non c’è stato più nulla da fare: la libreria ci ha perduto.
La folla ci ha inglobato e via, prigionieri nel quadro svedese.
Per non farci mancare nulla abbiamo fatto anche il giro al mercatone del piano terra.
Siamo usciti da quel luogo maledetto dopo sei ore e un mal di schiena memorabile.
Ma si sa, quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare, e,  infatti il giochino del carica in macchina, attraversa le periferie della città da est a ovest e scarica dalla macchina, sono stati il vero divertimento.
Io tornata a casa mi sono dovuta mettere a letto e mi sono tenuta il mal di schiena per tutta la settimana successiva.
E tutto questo, per avere accettato un innocuo invito a cena!