Mal di stomaco
 
Il ricettacolo di tutte le mie pene, ormai è acclarato, è lo stomaco.
Dobbiamo rassegnarci (io e lui) all’evidenza.
Ogni accadimento fastidioso, piccolo o grande che sia, in men che non si dica, trova residenza e risonanza lì dentro.
E più cerco di ignorarlo, di sminuirlo, più me ne disinteresso, più lui, malvagio, si accanisce e scatena il disastro.
Capisco anche che essere abitato dalle mie ansie non deve essere piacevole.
Tuttavia reagire sempre in modi devastanti mi sembra quanto meno indice di una certa mancanza di educazione.
E poi potrei anch’io fare le mie rimostranze: essere abitata da un organo digestivo tanto esigente non è il massimo della vita.
L’altra sera, ad esempio, ero al cinema e sono stata colta da un attacco di fame inconsulta, oserei dire isterica se la parola non mi dispiacesse. Per fortuna l’amico che era con me mi ha teneramente assecondato ed è andato al bar, tornando indietro con pringles, fonzies e cipster, tanto per non dovermi costringere a scegliere (diciamo che aveva fame anche lui).
Il tutto è stato sonoramente ingurgitato durante la visione dell’ultimo film di Tarantino.
Diciamo ancora che mangiare patatine transgeniche mentre sullo schermo si spappolavano corpi di donne, non mi ha fatto tanto bene.
Ma la vera crisi l’ho avuta ieri: ero nervosa, avevo avuto la sensazione di aver fatto arrabbiare un amico, mi ero spaventata senza un motivo reale a causa di uno strano groviglio esistenziale che mi sta travolgendo.
Tutto questo papocchio ha prodotto un orrendo garbuglio: la sensazione di avere un pugno al posto dello stomaco, ondate di nausea, sensazione di panico fisico.
Cominciavo a pensare di essermi beccata l’influenza, quando ho avuto un’illuminazione.
Ho capito che dovevo fare una telefonata che non avevo il coraggio di fare. Coraggio poi, è una parola grossa, ma alla fine grossa o no, era un intero telefono, una enorme cabina telefonica, che avevo sullo stomaco.
Ho fatto un respiro e ho schiacciato il tasto verde del telefonino.
La voce che temevo.
Una frazione di secondo di imbarazzo, poi, le parole, salvifiche, il tono, l’ironia. Ho capito che avevo creato una bolla d’ansia immotivata.
Il mal di stomaco mi lasciava con una progressione mai provata prima.
Fino alla prossima bolla d’ansia.
Fino al prossimo groviglio esistenziale.
Fino al prossimo mal di stomaco.
Dura la vita.