Caselle

Lei salì in macchina.
La notte settembrina era limpida e appena fresca, il blu cupo del cielo sembrava accogliere lo sguardo con morbidezza.
– È da tanto che non ci vediamo, come stai? – disse lei, accomodandosi su un sedile che profumava di nuovo. Non si era mai abituata a quella macchina. Le sembrava sempre nuova e ogni volta che si aspettava di vederlo arrivare, si stupiva quando lo vedeva apparire in una macchina verde bottiglia, mentre quella cha aveva avuto per tanti anni era rossa. Lei lo immaginava ancora seduto al volante della macchina rossa. Come ai tempi in cui si vedevano molto spesso.
– Bene – rispose lui – hai passato delle buone vacanze?
– Ottime in effetti, erano molti anni che non facevo vacanze così lunghe e piacevoli.
Lui cominciò a raccontare con parole solite, le sue solite avventure, nel posto di mare che frequentava da anni, serate molto simili fra di loro, donne che si somigliano un po’ tutte, discorsi da vacanza.
– E tu, raccontami, ti sei fidanzata?
– Sì – disse lei, un po’ titubante.
Ancora non si era abituata a dirlo con disinvoltura, ancora le sembrava un’espressione che solo gli altri potevano usare, una parola distante, un po’ artefatta, che non corrispondeva a niente che somigliasse a quello che provava lei, allo stupore, allo stordimento, alla curiosità, alla gratitudine. Comunque il più delle volte semplificare è più facile, quindi disse: sì, mi sono fidanzata, anche se da poco tempo.
Lui la guardò, stupito, accentuando l’espressione del suo viso, per farle capire che oltre che stupito era incredulo. Dopo tanti anni gli sembrava che fosse proprio ora, disse, e chi è il fortunato?
– È un ragazzo che ho conosciuto da poco, è stato un colpo di fulmine, sai come sono fatta io, o tutto subito o niente; purtroppo vive in un’altra città e questo non rende le cose semplici.
– Vabbè, la interruppe lui, non è un così grande problema, non è un posto molto lontano dopo tutto, e che lavoro fa?
– Studia ancora, è un po’ più giovane di me. Anzi abbastanza più giovane, se devo essere sincera – lei lo guardò con un mezzo sorriso, come sempre faceva quando non sapeva bene che espressione assumere, in attesa che lui si pronunciasse. Ogni volta che si arrivava a questo punto della conversazione, lei non sapeva ancora bene come dirla questa faccenda dell’età, se buttarla lì con noncuranza oppure se prevenire lo stupore altrui facendo qualche giro di parole.
Lui sembrò stupito solo per un attimo, poi sorridendo disse: certo questo non semplifica le cose. Avete tempi di vita diversi, tu potresti avere bisogno di un rapporto diverso, più concreto, che ti dia delle sicurezze …
Lei lo interruppe.
– Sì lo so a cosa pensi, una casa, dei figli. Ci penso anche io, ci pensa anche lui. Io non lo so se è questo che voglio dalla mia vita. Se lo avessi davvero voluto, in tutti questi anni in cui sono stata sola, mi sarei trovata un fesso con cui mettere su famiglia. Le donne fanno così sai. Quando decidono che è venuta l’ora del loro orologio biologico il primo che passa va bene. Si convincono di amarlo, lo convincono di amarle, in quattro e quattr’otto il malcapitato si trova padre e marito e per alcuni mesi crede pure di essere felice. Anche io avrei potuto farlo. Mi sono detta tante volte che avrei dovuto almeno provarci, ma, niente, io non sono così. Forse vivo in un altro mondo, forse sono ancora troppo figlia per pensare di essere madre, forse ho dei tempi di maturazione molto più lunghi rispetto agli altri e quindi ancora non mi è scoppiata questa curiosa frenesia che dilaga fra le mie amiche, forse non ho un sufficiente desiderio di avere dei figli, forse sono troppo egoista. Non so quale sia il motivo. Non so se all’improvviso cambierò.
Ma io ora sono felice, sono serena, mi sento caldo nel cuore. Ho trovato una persona che mi si addice, che mi somiglia e questo mi rende euforica: ho tanto patito il pensiero che al mondo non ci fosse nessuno come me.
Se sto sbagliando pagherò io, come sempre ho fatto, come facciamo tutti.
– Guardati intorno poi, di vite anomale ce ne sono in giro molte più di quante se ne vedano. Poi parli con me, che fra poco avrò quarant’anni e ancora non ho deciso cosa voglio fare da grande. Ognuno di noi una sua vita e un suo modo di viverla. Sarebbe triste per ognuno incasellarsi in uno schema che va bene per qualcun altro. Ti auguro che questo sia il tuo schema, il tuo modo, e se è così questa cosa ti renderà felice. Che poi, a dirla tutta, non ti vedo molto nei panni di una madre casalinga, iraconda, sciatta e grassoccia che tratta male il marito perché in casa non muove un dito e lei deve pensare a tutto, e che parla con le amiche di quanta cacca ha fatto il suo bambino.
-Neanche io mi ci vedo molto.
-Allora, dove andiamo stasera?
-Una birretta?
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