Nel posto dove sto io, nella mia casa, le porte non si chiudono mai.
Al massimo si socchiudono, lasciando passare spiragli di occhiate.
Nel posto dove sto io, nella mia casa, succede di guardare fuori, ma poi si capisce che si sta guardando dentro.
Nel posto dove vivo quando ci si affaccia alle finestre il panorama sembra sempre uguale, ma ad una seconda occhiata si nota che il fondo è obliquo, sbilenco, e il pavimento sdrucciolevole.
Nel mio posto le cose si aggiustano momentaneamente, trovano accomodamenti temporanei, strade traverse che portano sempre allo stesso inizio.
Nel mio posto i conti non tornano mai.
Al massimo lasciano fuori decimali lunghissimi.
Si conta e si riconta la stessa sequenza di cose e il risultato è diverso ogni volta.
Dove sto io cerchiamo di prepararci ad ogni evenienza che quando poi arriva ci coglie sempre impreparati.
E ripetiamo, ripetiamo sempre le stesse frasi, le stesse rassicurazioni a cui non sempre riusciamo a credere.
È una vita che somiglia ad una camminata sugli scogli, badando a non scivolare, a non mettere un piede in fallo. Alla spiaggia che si vede in lontananza già si sa che non si arriverà mai.
In quella casetta con le luci accese e il fumo che esce dal comignolo, che si vede da lontano, già si sa, non ci faranno entrare, non è nostra.
 
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