Archivi per il mese di: dicembre, 2007

Babbo CrashAttenzione, il Natale sta arrivando! Si sa ormai già da un po’ che il Natale quando arriva, arriva.
Vi auguro di non andare a sbatterci dentro!
Che sotto il vostro albero possiate trovare quello che desiderate.
Buon Natale

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Conversazioni alate

I gabbiani volano verso terra.
Lanciando quel loro buffo richiamo u-ho, u-ho.
Chi sa cosa cercano, forse si chiamano fra di loro per sapere se sono tutti in salvo.
Dalla mia finestra li vedo atterrare sui balconi, sui tetti, con quelle ali grandi e lunghe con la punta grigia.
Poveri gabbiani che si mettono in salvo dalla bufera di vento e di pioggia che sta infuriando sul mare, quando arrivano fino alla collina e si poggiano sui tetti finiscono per sembrare delle papere spaesate.
Allora cercano di darsi arie di importanza, con i loro becchi lunghi.
Si mettono di profilo e cercano di guardare lontano, di rivedere il mare, assumono pose di piccole vedette, così che chi li guarda capisca, che loro sono lì solo di passaggio, ma finiscono per sembrare dei galletti segna vento.
I piccioni, che non si intimidiscono di nessuno, cercano di attaccare discorso con loro, chiedono del mare, dei lunghi voli, degli atterraggi in picchiata a pelo d’acqua, per immaginare un mondo che a loro è precluso.
I gabbiani prima rispondono a mezze parole, non vorrebbero essere visti in conversari con dei pennuti tanto invadenti e plebei. Però il desiderio di raccontare il mare che vedono da lontano è troppo forte e allora cominciano, si infervorano, e dicono, con la loro voce nasale, di quanto è bello lanciarsi in picchiata e poi restare a galleggiare sulla schiuma delle onde.
Questo accade sui nostri tetti, sui nostri balconi, mentre noi ce ne stiamo tappati nelle case a tremare di freddo, gli uccelli conversano tra di loro.  
E’ un momento che cerco di concentrarmi sulla realtà ma non ci riesco.
Mi sento strattonata, afferrata, richiamata all’ordine.
Continuamente.
Da chiunque.
Dal mondo in definitiva.
Da ogni abitante del mondo reale.
Mi sembra che tutti e ciascuno abbiano, nei più vari modi, bisogno di me.
E di conseguenza mi sembra di non saper fare abbastanza per soddisfare le loro esigenze.
Che sospetto essere giustificate, sensate addirittura, ma che il più del tempo mi sembrano incomprensibili.
Non ci riesco.
Sono distratta, sbadata, penso ad altro, non vedo quello che mi sta davanti agli occhi.
Il mio non riuscire a prestare attenzione mi fa chiaramente sentire in colpa con l’intero orbe terracqueo, altrimenti non sarei degna di me e della mia fama di creatura facilmente agitabile.
Mi affanno a stare dietro a tutte queste richieste di attenzione che mi fa fatica soddisfare.
Perché sto finalmente vivendo con la testa fra le mie nuvole.
Le mie sono nuvole sfumate, morbide, fatte di suoni, di pensieri incostanti, di intermittenze, di improvvise intelligenze e di altrettanto inaspettate banalità.
Queste mie nuvole adesso sono abitate.
Lo stupore ancora non mi abbandona, anzi direi che non fa che rinnovarsi e la gratitudine anche, e un po’ di paura, e il desiderio di trattenere ogni atomo di brina.
Qui sto: nel mio paradiso delle puzzole.
Quindi il mondo dovrà fare a meno di me per un po’, oppure per molto, perché io sto qui, nel mio altrove.