E’ un momento che cerco di concentrarmi sulla realtà ma non ci riesco.
Mi sento strattonata, afferrata, richiamata all’ordine.
Continuamente.
Da chiunque.
Dal mondo in definitiva.
Da ogni abitante del mondo reale.
Mi sembra che tutti e ciascuno abbiano, nei più vari modi, bisogno di me.
E di conseguenza mi sembra di non saper fare abbastanza per soddisfare le loro esigenze.
Che sospetto essere giustificate, sensate addirittura, ma che il più del tempo mi sembrano incomprensibili.
Non ci riesco.
Sono distratta, sbadata, penso ad altro, non vedo quello che mi sta davanti agli occhi.
Il mio non riuscire a prestare attenzione mi fa chiaramente sentire in colpa con l’intero orbe terracqueo, altrimenti non sarei degna di me e della mia fama di creatura facilmente agitabile.
Mi affanno a stare dietro a tutte queste richieste di attenzione che mi fa fatica soddisfare.
Perché sto finalmente vivendo con la testa fra le mie nuvole.
Le mie sono nuvole sfumate, morbide, fatte di suoni, di pensieri incostanti, di intermittenze, di improvvise intelligenze e di altrettanto inaspettate banalità.
Queste mie nuvole adesso sono abitate.
Lo stupore ancora non mi abbandona, anzi direi che non fa che rinnovarsi e la gratitudine anche, e un po’ di paura, e il desiderio di trattenere ogni atomo di brina.
Qui sto: nel mio paradiso delle puzzole.
Quindi il mondo dovrà fare a meno di me per un po’, oppure per molto, perché io sto qui, nel mio altrove.
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