Archivi per il mese di: febbraio, 2008
Come diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa.
È vero. Lo sono.
Nella mia terra, mi sono resa conto, ad ogni catastrofe, provocata variamente dagli uomini o dalla natura, è seguito l’ingresso di un termine nuovo nel vocabolario dei suo abitanti.
Mi ricordo nel 1980, l’anno del terremoto, tutti imparammo in pochi giorni e poi tenemmo disponibile in ogni discorso, il termine nuovo fiammante che tutti ci teneva in sospeso: epicentro.
All’epicentro faceva eco anche quello di terremotati.
Tutti eravamo in qualche modo terremotati, dalle case alle scuole, dalle cose alle persone.
I terremotati poi si tramutavano facilmente in abusivi, perché andavano ad occupare le case altrui lasciate incustodite. Così mi ricordo che le famiglie dislocavano un parente a presidiare l’eventualmente posseduta seconda casa, eventualmente rimasta in piedi dopo il sisma, per impedire ai terremotati di occuparla indefinitamente.
Di terremotati ne abbiamo ancora, dopo 28 anni.
Negli anni sono seguiti bradisismo, fenomeno avvincente che ci teneva tutti interessati agli andamenti dei movimenti terrestri a Pozzuoli. La terra un po’ emergeva, un po’ si sommergeva, gettando nello sconforto i locali abitanti.
Adesso siamo in pieno uso del nuovissimo vocabolo: percolato.
Chi sa che cos’è il percolato?
I napoletani e genericamente i campani sì.
Da non confondersi con il più amichevole pergolato, il nostro, è quello schifoso rilascio maleodorante della spazzatura in decomposizione.
Tutti ce l’hanno.
Ma noi di più.
Speriamo che non resti in giro, come i terremotati, per 28 anni.
  
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Io amo il mio letto.
È della giusta morbidezza, non è troppo duro, non ci si affonda dentro.
È posizionato  in un angolo della stanza, così ho un muro a testa e un altro lungo un lato lungo del letto.
Mi piace, prima di addormentarmi, d’inverno, quando dormo con il piumone (che mi sembra di dormire sotto una coperta fatta di panna), infilare il piede destro tra il materasso e il muro e strofinarlo, il piede non il muro, facendo una specie di mulinello in senso orario. Lo faccio da quando ero piccola e quando cambio letto e non ho un muro nella giusta posizione, faccio fatica ad addormentarmi.
Il mio è un letto singolo.
Mi piacerebbe avere una camera abbastanza grande da consentirmi un letto matrimoniale.
Sospetto addirittura che sia di una misura leggermente più corta rispetto ai letti singoli normali.
È infatti ancora il letto della mia camera di bambina, un letto da incasso, che arrivò a casa mia nel 1979, quando avevo otto anni e mio padre mise a punto la cameretta mia e di mia sorella.
Comprò tutti i mobili nuovi, i letti uguali e due armadi gemelli ed attaccò la carta da parati sui muri.
Ho un ricordo molto vivido e preciso di una domenica sera in cui io, mia madre e mia sorella mangiavamo toast in cucina e lui, con un cappello di carta da muratore in testa, di quelli fatti a barchetta, un grande secchio di colla liquida e un pennello piatto e largo che mi sembrava enorme, spennellava i muri di colla e poi ci attaccava sopra strisce perfettamente allineate di carta da parati. Un lavoro difficilissimo, per me inconcepibile, dato che ancora oggi non so disegnare una linea dritta.
In quella stanza ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescenza.
Nel mio letto, guardando il disegno di quella carta da parati (delle piccole piante verdi con le foglie lunghe) mi sono addormentata milioni di volte. Sono stata triste e allegra, agitata, ansiosa, delusa, felice. Tutte le sere per addormentarmi, infilavo il piede nello spazio tra il materasso e il muro.
Nella casa dove vivo adesso il letto è rimasto lo stesso di allora, è rimasto la mia tana, il luogo dove in assoluto preferisco stare al mondo.
Ogni volta che lo lascio per un po’ di tempo, ci sistemo sopra due dei miei pupazzi preferiti, fanno la guardia e aspettano anche loro il mio ritorno.
Aspettiamo insieme il meraviglioso momento in cui finalmente, potrò infilarmi di nuovo sotto il mio piumone, nel mio adorato letto da bambina.
Domani torno al lavoro dopo tre giorni di vacanza (argh!).
Li ho passati in prevalenza a dormire e a riposarmi e a ciondolare cercando di non pensare assolutamente a niente di brutto, nel tentativo di riprendermi dalla botta di stress che mi ha preso negli ultimi tempi.
Così stasera preparerò il mio pranzo per domani, i vestiti e la faccia allegra da indossare al mio ritorno.
A volte quando ripercorro le tappe che mi hanno portato al mio lavoro attuale non posso fare altro che ammettere che è stato soprattutto il caso di alcuni incontri, ad avermi portato dove sono approdata.
Anche se da piccola, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo alternativamente: il pompiere e il tabaccaio, in realtà, non era vero.
Oggi come oggi, forte della mia esperienza di vita, posso dire che non sarei mai stata in grado di scivolare giù dal palo nella divisa da pompiere come fanno nei film, giusto in tempo per saltare dentro al camion e salvare vite umane, per cui mi sento di dire, con buona approssimazione, che non sarei stata gran che come pompiere.
Anche il tabaccaio, figura professionale che pur mi affascinava tanto perché immaginavo che avrei passato tutta la vita circondata da caramelle gomme e cioccolata, a pensarci con il senno di poi, posso dire che non mi sarebbe stato poi tanto congeniale. Sono quindi contenta di non avere seguito le mie inclinazioni infantili.
C’è però una cosa che pensai una sera, mentre da piccola guardavo la tv, una domanda che mi sorse dal profondo dopo un’attenta riflessione e che mi aprì uno squarcio su uno dei miei mondi possibili. Mi chiesi: ma chi li costruisce i pupazzi del Muppet Show?
Fu un attimo e mi immaginai nel mio laboratorio, immersa tra le stoffe, gli occhi tondi di polistirolo, la colla, i capelli fucsia e fluttuanti dei quei mostriciattoli dalla bocca enorme, i costumi ed i capelli biondi di Miss Piggy, il colletto di Kermit la rana, il becco adunco di Gonzo.
Ecco, ecco qual era la mia strada. Cosa ci poteva essere di meglio al mondo che vivere circondati da creature di pelo e di stoffa, morbide e dolcissime, mostriciattoli innocui, rane e cani, orsi uccelli e maiali!
Avrei inventato pupazzi morbidi con grandi nasi e sguardi tristi.
Avrei incollato e cucito zampe di feltro, manine di rana, piume e peluches.
Ancora oggi, quando sogno ad occhi aperti mi immagino felice circondata da improbabili pupazzi, che proprio per il loro essere strampalati, bizzarri e fuori posto, sicuramente mi rassomigliano di più e mi fanno sentire più a mio agio che gli umani. Soprattutto gli umani con i quali lavoro adesso.
Domani tornerò nel mondo “normale” ad aspettare il momento di prendermi un’altra vacanza per tornare nel mio mondo stravagante.