Io amo il mio letto.
È della giusta morbidezza, non è troppo duro, non ci si affonda dentro.
È posizionato  in un angolo della stanza, così ho un muro a testa e un altro lungo un lato lungo del letto.
Mi piace, prima di addormentarmi, d’inverno, quando dormo con il piumone (che mi sembra di dormire sotto una coperta fatta di panna), infilare il piede destro tra il materasso e il muro e strofinarlo, il piede non il muro, facendo una specie di mulinello in senso orario. Lo faccio da quando ero piccola e quando cambio letto e non ho un muro nella giusta posizione, faccio fatica ad addormentarmi.
Il mio è un letto singolo.
Mi piacerebbe avere una camera abbastanza grande da consentirmi un letto matrimoniale.
Sospetto addirittura che sia di una misura leggermente più corta rispetto ai letti singoli normali.
È infatti ancora il letto della mia camera di bambina, un letto da incasso, che arrivò a casa mia nel 1979, quando avevo otto anni e mio padre mise a punto la cameretta mia e di mia sorella.
Comprò tutti i mobili nuovi, i letti uguali e due armadi gemelli ed attaccò la carta da parati sui muri.
Ho un ricordo molto vivido e preciso di una domenica sera in cui io, mia madre e mia sorella mangiavamo toast in cucina e lui, con un cappello di carta da muratore in testa, di quelli fatti a barchetta, un grande secchio di colla liquida e un pennello piatto e largo che mi sembrava enorme, spennellava i muri di colla e poi ci attaccava sopra strisce perfettamente allineate di carta da parati. Un lavoro difficilissimo, per me inconcepibile, dato che ancora oggi non so disegnare una linea dritta.
In quella stanza ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescenza.
Nel mio letto, guardando il disegno di quella carta da parati (delle piccole piante verdi con le foglie lunghe) mi sono addormentata milioni di volte. Sono stata triste e allegra, agitata, ansiosa, delusa, felice. Tutte le sere per addormentarmi, infilavo il piede nello spazio tra il materasso e il muro.
Nella casa dove vivo adesso il letto è rimasto lo stesso di allora, è rimasto la mia tana, il luogo dove in assoluto preferisco stare al mondo.
Ogni volta che lo lascio per un po’ di tempo, ci sistemo sopra due dei miei pupazzi preferiti, fanno la guardia e aspettano anche loro il mio ritorno.
Aspettiamo insieme il meraviglioso momento in cui finalmente, potrò infilarmi di nuovo sotto il mio piumone, nel mio adorato letto da bambina.
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