Come diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa.
È vero. Lo sono.
Nella mia terra, mi sono resa conto, ad ogni catastrofe, provocata variamente dagli uomini o dalla natura, è seguito l’ingresso di un termine nuovo nel vocabolario dei suo abitanti.
Mi ricordo nel 1980, l’anno del terremoto, tutti imparammo in pochi giorni e poi tenemmo disponibile in ogni discorso, il termine nuovo fiammante che tutti ci teneva in sospeso: epicentro.
All’epicentro faceva eco anche quello di terremotati.
Tutti eravamo in qualche modo terremotati, dalle case alle scuole, dalle cose alle persone.
I terremotati poi si tramutavano facilmente in abusivi, perché andavano ad occupare le case altrui lasciate incustodite. Così mi ricordo che le famiglie dislocavano un parente a presidiare l’eventualmente posseduta seconda casa, eventualmente rimasta in piedi dopo il sisma, per impedire ai terremotati di occuparla indefinitamente.
Di terremotati ne abbiamo ancora, dopo 28 anni.
Negli anni sono seguiti bradisismo, fenomeno avvincente che ci teneva tutti interessati agli andamenti dei movimenti terrestri a Pozzuoli. La terra un po’ emergeva, un po’ si sommergeva, gettando nello sconforto i locali abitanti.
Adesso siamo in pieno uso del nuovissimo vocabolo: percolato.
Chi sa che cos’è il percolato?
I napoletani e genericamente i campani sì.
Da non confondersi con il più amichevole pergolato, il nostro, è quello schifoso rilascio maleodorante della spazzatura in decomposizione.
Tutti ce l’hanno.
Ma noi di più.
Speriamo che non resti in giro, come i terremotati, per 28 anni.
  
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