Archivi per il mese di: giugno, 2008

Sono diventata la stupefatta ed emozionata proprietaria di un nuovo computer, dopo che il mio mi ha lasciato a piedi definitivamente.

Non sarebbe una grande novità se non che, stufa di schede madri, di ventole, processori e  quant’altro e soprattutto stufa del potere occulto degli informatici improvvisati o fraudolenti, sono passata al Mac!

Sì alla fine l’ho fatto.

Era da un po’ che ci pensavo tra vari tentennamenti, ma alla fine ho preso coraggio e l’ho fatto.

Una macchina strepitosa!

Mi sembra di non avere mai avuto gli occhi per vedere prima d’ora.

Sono entusiasta.

Ora sto imparando a fare alcune cose.

Questo è quindi il mio primo post da un Mac.

Auguri a me di una frequentazione lunga e felice.


Una grande massa di capelli neri di cui perde continuamente il controllo.
Ben nascoste sotto le grandi giacche con le tasche un po’ sformate dai libri che ci stipa dentro, un paio di belle ali piumate.
Ma quelle sono solo per me.
Anche la coda è solo mia, è una coda a pelo lungo, avvolgibile, serve per quando siamo lontani, serve per acchiapparmi e tenermi sempre vicina a lui, o lui vicino me, che poi è lo stesso.
E gli occhi, anzi, lo sguardo, lo sguardo da furetto, anche quello è solo mio.
Ci sono anche cose che possono vedere tutti, questo è normale.
Una di esse, oltre ai capelli incontenibili, è un disegno sul braccio destro che non sono stata la sola a definire “dissonante”.
Ma la cosa, la cosa a cui tengo di più, la cosa che amo e che mi intenerisce e che è più mia che degli altri è il suo essere concavo.
È una creatura senza pancia.
Mi ricordo, un anno fa, lo avevo conosciuto da poco si può dire, un pomeriggio, ad un angolo di strada, presa da un incantamento incontenibile, allungai la mano per toccarlo, per toccargli la pancia.
Lui aveva una camicia bianca che al timido tocco della punta delle mie dita, si ritrasse, si afflosciò.
Scoprii così, con un certo stupore, che la pancia no, proprio non ce l’aveva; in definitiva, quindi, quella prima volta non riuscii a toccarlo affatto.
Ne rimasi per un attimo sconcertata, ma certamente, mi stupì di più il mio desiderio di toccare quel ragazzo che non conoscevo affatto, spilungone dall’aria distratta.
Che c’entravo io con lui? Eppure avevo allungato la mano.
Mi avviai verso casa frastornata.
È passato un anno da allora. Non mi sembra vero.
Ancora non mi sembra plausibile che sia accaduto proprio a me, di incontrare un angelo dagli occhi di furetto con una coda avvolgibile per agguantarmi meglio.
E invece pare sia vero.
È stato un anno di felicità assoluta.

Sì, sono sempre qui.

E’ che mi trovo in un periodo un po’ frenetico, un po’ faticoso, un po’ confuso.

Ogni volta che mi viene una piccola ispirazione per un post, apro la pagina bianca di word, comicio a scrivere e mi sento scivolare le idee tra le dita.

Così cancello tutto e rimando al giorno dopo.

Ci sono stati momenti in cui il solo passeggiare per le strade della mia città, il solo osservare le persone, le cose, la luce, mi dava gioia e idee e voglia di scrivere.

Ma di questa mia città non rimane più niente.

Delle persone non rimane nulla.

Ho l’impressione forte che ognuno di noi si sia ritirato nella sua casa, nella sua tana, e che quando usciamo di casa cerchiamo di non vedere nulla e di tornare dentro il più alla svelta possibile, perchè è troppo, troppo quello che abbiamo dovuto vedere e sentire in questi mesi.

Se qualcosa rimarrà,  non lo so.

Per il momento anche io devo ritirarmi, ancor più di quanto abbia mai fatto prima, nel rifugio della mia fantasia.

E spero che mi riesca più facile.

E spero che mi riesca presto.