Una grande massa di capelli neri di cui perde continuamente il controllo.
Ben nascoste sotto le grandi giacche con le tasche un po’ sformate dai libri che ci stipa dentro, un paio di belle ali piumate.
Ma quelle sono solo per me.
Anche la coda è solo mia, è una coda a pelo lungo, avvolgibile, serve per quando siamo lontani, serve per acchiapparmi e tenermi sempre vicina a lui, o lui vicino me, che poi è lo stesso.
E gli occhi, anzi, lo sguardo, lo sguardo da furetto, anche quello è solo mio.
Ci sono anche cose che possono vedere tutti, questo è normale.
Una di esse, oltre ai capelli incontenibili, è un disegno sul braccio destro che non sono stata la sola a definire “dissonante”.
Ma la cosa, la cosa a cui tengo di più, la cosa che amo e che mi intenerisce e che è più mia che degli altri è il suo essere concavo.
È una creatura senza pancia.
Mi ricordo, un anno fa, lo avevo conosciuto da poco si può dire, un pomeriggio, ad un angolo di strada, presa da un incantamento incontenibile, allungai la mano per toccarlo, per toccargli la pancia.
Lui aveva una camicia bianca che al timido tocco della punta delle mie dita, si ritrasse, si afflosciò.
Scoprii così, con un certo stupore, che la pancia no, proprio non ce l’aveva; in definitiva, quindi, quella prima volta non riuscii a toccarlo affatto.
Ne rimasi per un attimo sconcertata, ma certamente, mi stupì di più il mio desiderio di toccare quel ragazzo che non conoscevo affatto, spilungone dall’aria distratta.
Che c’entravo io con lui? Eppure avevo allungato la mano.
Mi avviai verso casa frastornata.
È passato un anno da allora. Non mi sembra vero.
Ancora non mi sembra plausibile che sia accaduto proprio a me, di incontrare un angelo dagli occhi di furetto con una coda avvolgibile per agguantarmi meglio.
E invece pare sia vero.
È stato un anno di felicità assoluta.
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