Archivi per il mese di: luglio, 2008

E così sta finendo un altro anno.

Ho sempre sostenuto che il capodanno non dovrebbe essere il primo gennaio, ma il primo settembre.
Secondo il mio modo di vivere il tempo, l’anno comincia il primo settembre e finisce il 31 luglio (come quando andavo a scuola, in realtà non sono molto cambiata da allora).
Agosto praticamente non esiste, è il mese fantasma, potrebbe non essere inserito nel calendario.
Quindi mi sento come se stessi facendo il conto alla rovescia per la fine dell’anno: 10…9…8…
E’ stato un anno importante e faticoso, pieno di sorprese, di felicità inaspettata e anche di difficoltà inaspettate.
Ho vissuto una felicità che non credevo possibile e lo devo ad un uomo meraviglioso che ha fatto irruzione nella mia vita.
Ho vissuto momenti di grande preoccupazione e di rabbia quando pensavo di avere perso il lavoro.
Poi ancora sollievo e gioia quando sono stata assunta in via definitiva, e poi ancora rabbia quando immediatamente ho pagato lo scotto dell’assunzione con un maggiore carico di lavoro non retribuito.
Ho avuto meno tempo di scrivere sul blog, e soprattutto meno ispirazione, ho letto meno libri, ma ho vissuto un po’ di più.
Ora, arrivata alla fine, mi guardo indietro e mi dico che è stato un anno che non mi aspettavo.
Mi lascia piccole certezze, grandi incertezze, molta stanchezza.
Soprattutto molta stanchezza.
Ora non penso ad altro che ad andare un po’ in vacanza col mio amore e a dimenticarmi di tutto e tutti per dedicarmi solo a lui e un poco anche a me.

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Finalmente era arrivato l’ultimo giorno.

Era la fine di luglio. Faceva molto caldo.

L’asfalto cittadino era così rovente che sembrava di vedere l’aria tremolare in lontananza, come fanno i miraggi nel deserto.

La città si stava svuotando con velocità.

Nello studio si facevano i preparativi per la chiusura: si cambiava il messaggio della segreteria telefonica, che avrebbe annunciato le ferie; si studiavano soluzioni un po’ empiriche per le piante, nel tentativo di non ritrovarle secche a settembre, si mettevano in ordine le scrivanie, finalmente libere dalle scartoffie.

Il telefono già non squillava più.

Ognuno che entrava o usciva salutava allegramente dicendo: “Allora fate buone vacanze!”

Quando finalmente i preparativi furono tutti finiti e arrivò il momento di salutarsi e chiudersi la porta dietro le spalle, provammo la curiosa sensazione che si prova quando una famiglia, magari litigiosa, si separa per un periodo, una sensazione di straniamento.

Uscii in strada, da sola.

La luce della sera estiva mi procurava, come sempre, una leggera punta d’ansia.

Feci pochi passi in direzione della fermata dell’autobus che mi avrebbe portato a casa.

Era quasi ora di cena.

Una volta salita a bordo, mi sedetti e mi misi a guardare scorrere, fuori dal finestrino, il percorso che facevo tutti i giorni all’andata e al ritorno dal lavoro.

Piano piano si fece strada in me una sensazione di sollievo, di allegria, di leggerezza.

Pensai: liberate i pesci, aprite le gabbie, usciamo fuori.

La sensazione di sollievo che provavo quando finiva la scuola o sostenevo un esame all’università.

La sensazione che il tempo, finalmente, potesse passare senza nuocermi, senza portare con sé la minaccia dell’avvicinarsi del giorno dopo.

La clemenza nello scorrere del tempo, finalmente, dopo mesi lunghissimi in cui era stato semplicemente inesorabile.

Questa sensazione, breve e bellissima, di sollievo, non l’ho più provata da allora, pure se ogni anno, alla fine, sono arrivate, in un modo o nell’altro le vacanze, sempre desiderate.

Anche quest’anno fra un po’ arriveranno le vacanze, dopo un anno di lavoro, faticoso e molto logorante. Vorrei sentirmi, solo per un istante, come mi sentii allora, seduta a guardare fuori da quel finestrino.

Stasera il Palio di Siena.
L’ha vinto Trecciolino, per la contrada dell’Istrice.
Fin da piccola il Palio mi ha affascinato.
Gli sbandieratori, i fantini con le giubbe colorate, i cavalli senza sella a mostrare il pelo bruno e lucido, la piazza rotonda con tutta quella gente stipata al centro.
La cosa più bella poi, sono sempre stati i soprannomi dei fantini: Aceto, Tripolino, Rompighiaccio, Pietrino, Tristezza (dico: Tristezza!!)
E’ una buffa follia, è vero, ma quanto è bello.
Quando ero piccola la telecronaca la faceva un giornalista molto composto ed educato, un giornalista d’altri tempi, uno che non urlava come se fosse scoppiata la guerra dei mondi solo per annunciare il caldo torrido che fa a ferragosto. Paolo Frajese era il suo nome e lui era un vero esperto di Palio.
Passava ore flemmatiche a riempire un tempo interminabile, con la sua voce pacata, a spiegare motivazioni e strategie di cose che a vederle così, da profani, sembravano assurde.
Il tempo, allora come oggi, in realtà, passa nell’attesa che il cavallo di rincorsa, designato a sorte, entri tra i canapi e con il suo ingresso dia il via alla gara, che di per se stessa è molto breve. Tutto il lungo pomeriggio così, trascorre nell’attesa di un breve momento.
Il bravo commentatore conosceva gli aspetti più reconditi delle amicizie e delle inimicizie tra le contrade, e con i suoi racconti rendeva comprensibile le attese, le tattiche, le strategie.
Ma la cosa più buffa e più ricorrente di tutte era che, dopo un pomeriggio di attesa, dopo un collegamento infinito, dopo tutte le chiacchiere possibili e immaginabili, arrivati alla disposizione tra i canapi, il cavallo di rincorsa tardasse ad entrare, nell’attesa di un momento favorevole. Che l’attesa durasse minuti e poi minuti ancora, a ridosso del collegamento col telegiornale, che si faceva sempre più incalzante tanto che, alla fine, il bravo presentatore era costretto a cedere la linea e nessuno degli ansiosi o distratti telespettatori, riusciva a vedere un cavolo di niente: la corsa veniva sintetizzata dal tg. Collegamento fuori tempo massimo.
Ah, il Palio di Siena, che follia!