E ogni cosa, ogni cosa cominciò a volare quel giorno, presa da un vento fortissimo, raffiche di vento caldo e morbido, che portavano via ogni cosa: gonne, capelli e cappelli, ombrelli, bambini piccoli, tutti venivano catapultati in aria dal vento.
Ma il bello di quel giorno lì è che tutti ridevano.
Nessuno si preoccupava.
Le donne non si curavano di tirarsi giù le gonne, o di recuperare i bambini presi nei vortici, o di acciuffare gli ombrelli che scuffiavano.
Tutti erano presi da un’allegria, ma proprio un’allegria incontenibile.
E in mezzo a quel pasticcio di vestiti colorati, tutti si divertivano di quella giostra inaspettata e mai vista prima.
Una mamma prese al volo un bambino per mano, ma si accorse che non era il suo, che il suo era rimasto attaccato a un lampione e giocava con le lampadine.
Un signore che aveva perso l’ombrello si coprì la testa con il ciuffo ribelle di un platano che gli fluttuava proprio accanto.
Il lecca lecca di una bambina con le treccine prese dal vento si appiccicò al naso di un vigile urbano che aveva perso il blocchetto delle multe e inseguiva svolazzando un motorino per fischiargli una contravvenzione.
Che giornata fu quella per tutta la città.
Quando la sera il vento calò, tutti tornarono a terra, e nessuno si fece male.
Che divertimento quel giorno.
I giornali del giorno dopo ne avevano riportato la notizia, ma in un modo davvero curioso, le pagine appena stampate volarono via dalle mani dei lettori.

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