Il percorso è sempre lo stesso.
I passi sanno già dove dirigersi. Al mattino non ci sono variazioni, indosso il cappotto piumato e mi lancio sulla strada all’inseguimento dell’autobus. Poi la metropolitana, poi l’uscita sulla prima piazza, poi il sentiero fino alla seconda piazza.
Stamattina, forse i pensieri mi hanno dirottato, forse l’aria del mattino era torbida, forse la stella polare stava ancora dormendo. Sono uscita sulla piazza e ho cambiato il mio sentiero. Camminando sui sanpietrini, che pure testimoniavano che ero nel posto giusto, sono arrivata, invece che al mio lavoro, nei pressi di un laghetto. Sì il laghetto era proprio quello, quello mio e di molti altri. E ho visto le anatre. Sì le anatre erano lì proprio loro, in formazione, pronte a partire, erano in attesa di un segnale o di qualcosa che solo le anatre possono sapere. Guardavano e si guardavano fa di loro, tranquille. Anche io le guardavo, le avevo riconosciute. Ho capito cosa aspettavano. Forse una questione di fuso orario, semplicemente, dal Central Park a Piazza Dante, lo scarto sul percorso è parecchio. Poi uno starnazzare, un frullare di ali, un cenno di saluto e sono partite, da qualche parte andranno, le anatre, quando d’inverno si ghiaccia il laghetto, chi sa dove. Tutto sommato una cerimonia sobria per salutare un vecchio amico. Ciao vecchio mio. Grazie.
* Questo post lo scrissi il 27 gennaio 2010. Nella migrazione da Splinder, che è stata molto faticosa e laboriosa, non so perché, è saltato. Oggi, lo riposto, anche per ricordare un anniversario.
Advertisements