Il ragazzo ha ricominciato a suonare. Per tutta l’estate non l’aveva più fatto ed io mi ero chiesta se il suo non suonare significasse che fosse triste o invece felice.

A me la sua voce ricorda quella di qualcun altro che amavo ascoltare, anche se in realtà non le somiglia per niente e non so perchè io faccia questa stupida associazione mentale.

A me ascoltarlo mi rende malinconica che credo sia un giusto mezzo tra l’allegria e la tristezza. In questa domenica di fine estate e di tristezze a valanga e di solitudini e di rimpianti, ascoltarlo dalla finestra sempre spalancata a cercare un’aria che non c’è, mi ha fatto sorridere e poi sospirare. Ho girato la testa verso l’aria, verso lo spazio vuoto che mi portava il suono, ho riconosciuto note e accordi, parole, voce.  Mi sono detta che mi sarebbe piaciuto uscire di casa e andare sotto la sua finestra, chiamarlo, ringraziarlo per la musica che, in un pomeriggio afoso di fine estate, è sempre una piccola cura.

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